Come d’abitudine, ho iniziato la giornata con un po’ di lettura in giapponese e mi sono imbattuta in un concetto con cui sono pienamente d’accordo: il confronto crea lo stato mentale. Questo concetto viene espresso dall’autore e medico Tsuji Shūichi nel suo libro 禅脳思考 (Il pensiero cerebrale zen), che tratta di come tendiamo a cambiare, purtroppo con scarsi risultati, il nostro stato mentale attraverso il pensiero positivo. Egli scrive quanto segue:
認知の脳は、比較の中で心の平安を生み出そうとします。誰かと比べることで心の状態をつくっているのです。しかし、比較思考が続く限り、幸せはあり得ません。より認知的に幸せな状態が、常に存在し続けるからです。人間の幸福の源は、比較の中にはないことを知り、そうしている自分自身に気づかねば、認知脳の暴走は続くでしょう。(…) 認知脳の暴走を認め、その中でバランスよく生きていくための脳を磨こう。
Sotto, una mia traduzione:
Il cervello cognitivo cerca di creare la pace mentale attraverso il confronto. Costruiamo il nostro stato d’animo paragonandoci agli altri. Ma finché questo confronto continua, la felicità non è possibile. Questo perché continuerà sempre a esistere uno stato mentale cognitivamente più felice. Se non ci rendiamo conto che la fonte della felicità non è nel confronto, e se non notiamo quanto ci stiamo lasciando guidare da esso, il cervello cognitivo continuerà a correre a vuoto. (…) È fondamentale riconoscere questo meccanismo e allenare la mente a trovare un equilibrio dentro di esso.
Questo passaggio mi ha fatto riflettere ancora una volta su quanto paragonarmi agli altri abbia influito, in positivo o in negativo, in svariati momenti della mia vita. Come, ad esempio, mettermi a confronto con autori già conosciuti e sentirmi indietro nel mio percorso per diventare una scrittrice.
Credo che tutti noi abbiamo vissuto qualche esperienza del genere. Oggi basta aprire una pagina social, vedere immagini e post di attimi di felicità altrui per percepire una certa mancanza. O, analogamente, sentirsi felici postando le foto di una meravigliosa vacanza appena conclusa o di un successo appena ottenuto. Il confronto crea lo stato mentale di ognuno di noi. Sentire di avere di più o di meno, di aver raggiunto traguardi o meno, impatta sulla nostra felicità. Ma, in fondo, questa felicità basata sul confronto non è che una felicità immaginaria e transitoria perché esisterà sempre qualcosa di migliore a cui aspiriamo.

Possiamo liberarci dal confronto? Forse no. Ma possiamo smettere di esserne prigionieri, partendo proprio dal riconoscere il funzionamento del cervello cognitivo e imparando ad ascoltarlo con consapevolezza senza farci dominare.
E voi? Vi siete mai accorti di quanto il confronto plasmi il vostro stato mentale? Vi va di condividere un episodio?









