Archivio mensile:Dicembre 2024

Kagami mochi, un dolce per Capodanno

Avete mai sentito parlare di kagami mochi 鏡餅? È un dolce tradizionale per Capodanno, composto da due mochi (piccoli dolci di riso) disposti uno sull’altro e con un mandarino amaro sopra. I due mochi simboleggiano l’anno passato e il nuovo anno. Ma anche la luna e il sole, yin e yang, per il loro sovrapporsi. Il mandarino detto daidai 橙 simboleggia il passare del tempo e il nome, di fatti, si può tradurre come “generazioni”, “attraverso le generazioni”. Rappresenta quindi il legame di una famiglia attraverso il passato, il presente e il futuro.

Il kagami mochi è disposto su una carta chiamata shihōbeni 四方紅. La carta, bianca con bordi rossi, è di buon auspicio per la casa, poiché rappresenta offerte al cielo, alla terra e nelle quattro direzioni per scacciare la sfortuna e pregare per la prosperità durante tutto l’anno.

Dove e quando viene esposto

Chi ama gi anime e i manga o ha vissuto in Giappone in inverno può darsi abbia visto questo dolce nei supermercati o nei konbini. Un tempo le famiglie preparavano i loro kagami mochi, ma oggigiorno vengono per lo più acquistati nei supermercati.

Il kagami mochi è spesso posto di fronte all’altare shintoista e in assenza di questo nel salone, in cucina o l’entrata principale della casa. Offrendo il kagami mochi, i toshigami porteranno fortuna nel nuovo anno. Si può esporre questo dolce a partire dal 13 dicembre. Molte persone evitano il 29 siccome il numero 9 può essere letto come “ku” che è legato al significato di sofferenza; e il 31 perché risulterebbe un preparativo dell’ultimo minuto. Il 28 dicembre, essendo il numero 8 considerato fortunato, è ritenuto particolarmente di buon auspicio.

Kagami mochi

Kagami mochi e kagami biraki

Il kagami mochi non viene mangiato subito, ma dopo il Capodanno e più precisamente l’11 gennaio in un rituale noto come kagami biraki 鏡開き. Poiché non viene consumato subito, il dolce si fa secco e più duro rispetto a un solito mochi. Per questo non può essere tagliato con un coltello. Ma vi è anche un altro motivo e cioè che tagliarlo porterebbe sfortuna. Originariamente era un rituale samurai per la buona sorte, ma parole come “tagliare” erano associate a seppuku (antico rituale suicida) e quindi di cattivo auspicio. Usare un coltello risulterebbe come recidere i legami fra le persone e quindi costituirebbe un taglio negativo. Perciò al posto di un coltello, si possono usare le mani o un martello!

Si crede che il kagami mochi contenga la polvere degli dei a cui viene offerto. Quindi toglierlo dall’esposizione per mangiarlo è un modo per pregare di ricevere il loro potere e godere di buona salute. I piccoli pezzi di mochi si possono usare in diversi piatti, come zenzai 善哉 (zuppa di fagioli rossi), ozōni お雑煮 (la zuppa tradizionale di Capodanno) o anche nei senbei (cracker di riso).

Il kagami mochi è un simbolo dell’anno che passa, di buone risoluzioni e speranze per l’anno a venire.

Pulizie di fine anno

L’ōsōji 大掃除 (grande pulizia), sono le pulizie di fine anno svolte nei giorni precedenti al Capodanno, di solito fra il 28 e il 31 dicembre. Non sono solo pulizie profonde degli spazi, ma anche preparazione simbolica per il nuovo anno, purificando la casa e se stessi, scacciando energie negative e impurità accumulate.

Origine dell’ōsōji

Sembra che l’origine delle pulizie di fine anno sia da ricercare già nel periodo Heian (794-1185) e abbia aspetti religiosi e spirituali. Si credeva nell’importanza di purificare gli ambienti per ricevere i toshigami 年神, cioè le divinità del nuovo anno. Secondo lo shintoismo, i toshigami visitano ogni casa per portare salute e buona fortuna. Ma prima che essi possano entrare è indispensabile che la casa sia pulita dalla polvere, dal disordine e dalle impurità. In più, che venga affissa alla porta una decorazione tradizionale fatta di corde di paglia di riso, shimekazari しめ飾り. È un simbolo di benvenuto per assicurare che gli spazi e la famiglia siano pronti per l’arrivo dei toshigami.

Come si svolgono le pulizie di fine anno

L’ōsōji include le seguenti attività:

  • Spolverare e lavare pavimenti e superfici, prestando particolare attenzione agli angoli e alle fessure difficili da raggiungere. La pulizia va dall’alto verso il basso così da evitare di dover ripulire le superficie poste più in basso in seguito a un nuovo accumulo di sporcizia
  • Pulire oggetti e utensili usati quotidianamente come utensili da cucina, mobili, e anche i vestiti
  • Gettare oggetti danneggiati o inutili
  • Curare e pulire il giardino e gli ambienti esterni. Questo include la rimozione delle foglie morte, la pulizia del cortile e delle aree circostanti alla casa
  • Sistemare gli altari domestici, butsudan, purificandoli e decorandoli in preparazione per il nuovo anno

Le pulizie di fine anno sono un’occasione per la famiglia di unirsi in un’attività condivisa. Infatti, molti le svolgono insieme suddividendosi i compiti. Questo accade anche nei luoghi di lavoro dove gli impiegati e i dipendenti partecipano a una pulizia collettiva.

pulizie di fine anno

Una lezione di vita da apprendere dalle pulizie di fine anno

L’ōsōji è una pulizia profonda e un modo per accogliere le divinità del nuovo anno, creando una connessione fra il mondo materiale e spirituale. Insegna anche l’importanza dell’ordine e della disciplina nella vita quotidiana. Ma l’insegnamento di questa pratica interessa anche il nostro benessere. Prima di tutto perché è un atto simbolico di purificazione, rinnovamento e preparazione per il nuovo anno, creando spazio alle sue energie positive e opportunità. Perché è un atto catartico e liberatorio che ci aiuta a eliminare anche il disordine mentale, abbandonando ciò che non ci serve più o ci fa soffrire. Perché ci aiuta a riflettere sugli errori per imparare da essi e ricominciare con forza, con addosso una sensazione di purificazione nel corpo e nella mente. Perché pulire e curare gli ambienti di casa o lavoro può portare a maggiore consapevolezza e apprezzamento delle cose che spesso diamo per scontate.

E voi? Siete pronti per le pulizie di fine anno?