Archivio mensile:Agosto 2024

I simboli dell’estate giapponese

Quando viaggiamo costruiamo dei ricordi. A volte ciò che ci ha colpito durante un viaggio è così vivido che lo ricordiamo quasi come un simbolo del luogo visitato.
Ora che mi trovo in una città in cui piove molto e le temperature sono piuttosto basse, ripenso a quanto sia diversa l’estate in Giappone e a quanto gli accessori (soprattutto femminili) siano simboli dell’estate giapponese. Mi riferisco ai cappelli, agli ombrellini, ai guanti lunghi che coprono le braccia.

Cappelli, ombrellini, guanti

Quelli che ora considero simboli dell’estate giapponese, all’inizio della mia vita in Giappone mi apparivano strani, curiosi, inappropriati in un certo senso. Mi chiedevo come i giapponesi, soprattutto le donne, potessero coprirsi in ogni modo possibile con il caldo. Questo poiché ero abituata a vedere persone con magliette a mezze maniche e pantaloncini corti, o comunque qualcosa di leggero, a volte anche minimo, per far respirare la pelle. Però, l’estate umida in Giappone non scherza, il sole è davvero caldo che si rischia di scottarsi seriamente. E infatti è qualcosa che mi è capitato a Kyoto e mi sono sentita tanto spossata da dover passare un pomeriggio a letto. Allora ho capito la loro necessità di coprirsi. Non è solo un modo per mantenere una pelle chiara (che rientra nei canoni di bellezza dei giapponesi), ma è un modo per evitare le scottarure 日焼け hiyake, e i colpi di calore 熱中症 necchūshō. Così da quel giorno, ho imparato ad essere più attenta a come mi vesto. E ancora oggi non smetto di portare con me un ombrello quando sono in giro in una giornata calda e soleggiata!

simboli dell'estate giapponese

Altri simboli dell’estate giapponese

Seppure gli accessori femminili mi siano rimasti impressi forse più di ogni altro dettaglio, ci sono anche altre cose che considero simboli dell’estate giapponese.

Se penso al cibo, non posso non menzionare le “granite giapponesi”, かき氷 kakigōri. Si tratta di un tipo di dessert a base di ghiaccio tritato e condito con sciroppo e latte condensato. Quando arriva l’estate, le bancarelle che vendono kakigoori compaiono ovunque! Ma ci sono anche negozi specializzati dove si possono gustare.

Un’altra cosa che mi porto dall’estate giapponese sono i suoi suoni. A parte il ronzio degli insetti e il canto delle cicale, capita di sentire spesso dei rintocchi. Tutto merito dei 風鈴 fūrin, ovvero una specie di campane a vento. I fūrin sono costituiti da campane di vetro con una corda e un pezzo di carta appeso sotto di esse. Si possono vedere su porte, finestre e cancelli per tutta l’estate. Quando si sentono i rintocchi delle campane di vetro, si sa che c’è del vento nell’aria che aiuta a sopportare il caldo umido!

Ogni viaggio ci lascia un piccolo pezzo di sé che possiamo rivivere ogni volta che pensiamo a quel luogo. Io dai miei viaggi e dal soggiorno nel Sol Levante mi porto questi simboli estivi legati al senso della vista, del gusto e dell’udito.
Quali sono per voi i simboli dell’estate giapponese? Se vi va, scrivetemelo nei commenti!

Genki kubari, egao kubari

In questi giorni che mi trovo a lavorare a contatto con tanti turisti mi sono ricordata del proverbio giapponese 元気くばり笑顔くばり genki kubari, egao kubari. “Sii generoso con la tua energia, sii generoso con i tuoi sorrisi”.

Giornate lunghe con turni irregolari e frenetici, giornate piene di voci, lingue e rumori sono spesso molto stressanti tanto che finisco per andare a letto distrutta e svegliarmi già stanca il giorno dopo. E quando sono stanca mi capita di non essere di buon umore. Tuttavia, ho notato che facendo mio genki kubari, egao kubari riesco ad affrontare meglio le giornate e renderle migliori per me e per gli altri.

Genki kubari, egao kubari e la bellezza del dare

Mi capita di pensare di frequente che il mio sia un lavoro monotono, dove ogni giorno ripeto le stesse azioni e le stesse spiegazioni a ogni turista. Poi però, quando ci rifletto su, mi rendo conto di non poter parlare di semplice ripetizione. Questo perché incontro tante persone diverse, provenienti da paesi diversi; perché ogni incontro è unico, tanto più quando si sa che non s’incontrerà più quella persona. Perciò, cosa c’è di più bello di accoglierla con energia e un sorriso?

Genki kubari, egao kubari

Proprio la settimana scorsa, quasi al termine di un lungo turno, ho conosciuto una cliente che mi ha chiesto vari consigli sui prodotti, per poi chiedermi di più su di me e raccontarmi di più su di lei. Ci siamo trattenute in una bella chiacchierata che si è rivelata un momento intenso, in cui sono riuscita a donare la mia energia e i miei sorrisi. È stato bellissimo quando, prima di andar via, la cliente mi ha confidato di essersi sentita a casa.

Genki kubari, egao kubari mi porta a credere che dare non toglie niente a chi dà, anzi, arricchisce sia chi dà sia chi riceve. D’ora in poi, anche quando sono stanca, proverò a donare più energia e sorrisi.

Takefu Central Park

Oggi vorrei parlarvi di un posto che col tempo è diventato per me importante: il Takefu Chūō Kōen, che si può tradurre come Takefu Central Park. Il parco si trova a Echizen, nella prefettura di Fukui.

Takefu Central Park

Il Takefu Central Park è stato riqualificato in base a un concetto dello scrittore di libri illustrati Kako Satoshi, ovvero “uno spazio in cui uomini e donne di tutte le età possono rilassarsi, giocare, vedere, imparare e divertirsi”. In effetti, il parco presenta una serie di “attrazioni” adatte a tutte le età.
Sullo spazio antistante all’entrata è possibile rilassarsi su una panchina, guardando i passanti e lo scorrere delle auto, o facendo un picnic. All’interno si trovano campi per praticare svariati sport come il tennis, il basket e il nuoto.
Vi è poi una importante spazio chiamato Daruma-chan Hiroba, ricavato da un ex campo da baseball. A un lato di questa piazza, vi è una collinetta che ospita un percorso di giochi per bambini; sul lato opposto, vi è uno spazio circolare dove i piccoli amano rincorrersi e su cui si affaccia un gazebo con posti a sedere al coperto. Se si scendono i pochi gradini accanto, si scopre un canale lungo il muretto attorno al gazebo sormontato da un ponticello. Qui i bambini si divertono a toccare le rocce nell’acqua bassa e le mamme a scattare loro delle foto.
Ci sono altre tre piazze nel Takefu Central Park che voglio menzionare. Quella chiamata Pa pi pu pe po che ospita una monorotaia e altre giostre per diveryirsi. Funsui Hiroba che ospita una fontana rotonda che crea continui giochi d’acqua; e Konotori Hiroba, la piazza antistante la ruota panoramica. Queste due ultime piazze sono perfette per momenti di coppia o in famiglia. Ma anche passare del tempo da soli leggendo un buon libro può essere un’ottima idea.

Takefu Central Park e l’importanza della gratitudine

C’è stato un periodo in cui fra il COVID e il lavoro non avevo modo di viaggiare ed esplorare nuove mete. All’inizio l’ho vissuto molto male, mi sentivo quasi chiusa in gabbia in una città che “non aveva molto da offrire”. Soprattutto durante il weekend dove sentivo la voglia di scaricare lo stress e fare qualcosa di diverso.
Data l’impossibilità del momento, un giorno ho deciso che per fare qualcosa di diverso avrei fatto un picnic al Takefu Central Park. C’ero già stata più volte, ma mangiare all’aperto osservando il verde, i passanti e le famiglie è stato sorprendente: è bastato davvero poco per ritrovare quella serenità che non riuscivo più a trovare chiusa fra le quattro mura di casa o d’ufficio.

A volte diamo per scontato i posti vicini, proprio perché sono a portata di mano. Pensiamo che dobbiamo andare chissà dove per essere soddisfatti e poi postiamo foto di quei luoghi meravigliosi sui nostri profili social. Spiagge tropicali, metropoli piene di luci…
Non penso che sia sbagliato visitare posti lontani e che ci fanno sognare, anzi. Piace anche a me. Penso, però, che è anche importante sentirsi grati per ciò che si ha e dove si è. Il Takefu Central Park me l’ha fatto capire più di ogni altro luogo. Perciò, è diventato un posto importante dove trascorrevo moltissime domeniche. Un posto sicuro per rilassarmi, un posto in cui riuscivo a sentirmi grata per ciò che avevo.

E voi? Avete un posto vicino dove vi piace rifugiarvi? Dove sentite la gratitudine esplodervi dentro?

Voglia di fare, yaruki

Ci sono giorni sì e giorni no. Giorni in cui tutto sembra venirci facile e naturale さっさとできる日 sassato dekiru hi; e giorni in cui, per quanto ci sforziamo, non riusciamo a fare nulla 全然ノらない日 zenzen noranai hi. A volte, siamo davvero poco concentrati o non in forma e forse è meglio lasciar stare, non forzare. A volte, però, ci diciamo che non abbiamo voglia di fare, yaruki やる気, che non abbiamo motivazione. E ci mettiamo in attesa nella speranza che arrivi. Ma poi non arriva. Questo perché la motivazione non arriva dal nulla.

Come nasce la voglia di fare?

Tempo fa ho letto il libro “やりたいことを全部やる!時間術”, Yaritai koto wo zenbu yaru! Jikanjutsu (che si può tradurre come: Fare tutto ciò che vogliamo fare! Gestione del tempo) scritto da Usui Yuki. È un libro che parla della gestione del tempo principalmente per il lavoro, ma anche per lo studio, gli interessi, gli incontri.
Uno degli spunti che più mi sono rimasti impressi è la visione dell’autrice sulla voglia di fare, yaruki. Cos’è lo yaruki?
Yaruki è 意欲 iyoku, volontà. Perciò non dobbiamo aspettare finché ci farà visita, ma dobbiamo farla nascere dentro di noi, facendo un primo passo.
Per rendere più esplicita la connessione fra azione e volontà, l’autrice spiega il funzionamento del nostro cervello. Facendo un’azione, il cervello entra in uno stato di eccitazione, 作業興奮 sagyō kōfun. In questo stato viene fuori la motivazione, il movimento della corteccia associativa frontale (che è il centro di comando del cervello) migliora, e la testa si schiarisce. In altre parole, non è che facciamo qualcosa una volta venuto fuori lo yaruki, ma è agendo che esso viene fuori. Perciò, se l’aspettiamo non faremo che sprecare tempo.

voglia di fare, yaruki

Cosa fare quando non ci sentiamo motivati?

L’autrice dà tre consigli, spiegando che potrebbe bastare anche uno.

  • Mettere una musica di sottofondo
  • Utilizzare olii aromatici, su un fazzoletto o in un diffusore, come citronella, ginepro e menta piperita
  • Incoraggiarsi con frasi del tipo: “Ci riesco”, “Anche oggi sarà un gran giorno”

E voi? Come vi comportate quando avete un progetto o un lavoro da fare? Siete di solito più pronti ad agire o aspettate che arrivi la voglia di fare? Cosa fate di solito per darvi la carica o ritrovare la motivazione?