Quando viaggiamo costruiamo dei ricordi. A volte ciò che ci ha colpito durante un viaggio è così vivido che lo ricordiamo quasi come un simbolo del luogo visitato.
Ora che mi trovo in una città in cui piove molto e le temperature sono piuttosto basse, ripenso a quanto sia diversa l’estate in Giappone e a quanto gli accessori (soprattutto femminili) siano simboli dell’estate giapponese. Mi riferisco ai cappelli, agli ombrellini, ai guanti lunghi che coprono le braccia.
Cappelli, ombrellini, guanti
Quelli che ora considero simboli dell’estate giapponese, all’inizio della mia vita in Giappone mi apparivano strani, curiosi, inappropriati in un certo senso. Mi chiedevo come i giapponesi, soprattutto le donne, potessero coprirsi in ogni modo possibile con il caldo. Questo poiché ero abituata a vedere persone con magliette a mezze maniche e pantaloncini corti, o comunque qualcosa di leggero, a volte anche minimo, per far respirare la pelle. Però, l’estate umida in Giappone non scherza, il sole è davvero caldo che si rischia di scottarsi seriamente. E infatti è qualcosa che mi è capitato a Kyoto e mi sono sentita tanto spossata da dover passare un pomeriggio a letto. Allora ho capito la loro necessità di coprirsi. Non è solo un modo per mantenere una pelle chiara (che rientra nei canoni di bellezza dei giapponesi), ma è un modo per evitare le scottarure 日焼け hiyake, e i colpi di calore 熱中症 necchūshō. Così da quel giorno, ho imparato ad essere più attenta a come mi vesto. E ancora oggi non smetto di portare con me un ombrello quando sono in giro in una giornata calda e soleggiata!

Altri simboli dell’estate giapponese
Seppure gli accessori femminili mi siano rimasti impressi forse più di ogni altro dettaglio, ci sono anche altre cose che considero simboli dell’estate giapponese.
Se penso al cibo, non posso non menzionare le “granite giapponesi”, かき氷 kakigōri. Si tratta di un tipo di dessert a base di ghiaccio tritato e condito con sciroppo e latte condensato. Quando arriva l’estate, le bancarelle che vendono kakigoori compaiono ovunque! Ma ci sono anche negozi specializzati dove si possono gustare.
Un’altra cosa che mi porto dall’estate giapponese sono i suoi suoni. A parte il ronzio degli insetti e il canto delle cicale, capita di sentire spesso dei rintocchi. Tutto merito dei 風鈴 fūrin, ovvero una specie di campane a vento. I fūrin sono costituiti da campane di vetro con una corda e un pezzo di carta appeso sotto di esse. Si possono vedere su porte, finestre e cancelli per tutta l’estate. Quando si sentono i rintocchi delle campane di vetro, si sa che c’è del vento nell’aria che aiuta a sopportare il caldo umido!
Ogni viaggio ci lascia un piccolo pezzo di sé che possiamo rivivere ogni volta che pensiamo a quel luogo. Io dai miei viaggi e dal soggiorno nel Sol Levante mi porto questi simboli estivi legati al senso della vista, del gusto e dell’udito.
Quali sono per voi i simboli dell’estate giapponese? Se vi va, scrivetemelo nei commenti!


