Archivio mensile:Settembre 2024

Riordino e pulizia

In questi giorni in cui sia al lavoro che a casa sto dedicando più tempo alle pulizie, mi è tornato in mente il best seller “Il potere del riordino” di Marie Kondo, libro che ha fatto molto discutere. Non sono qui oggi per consigliare questo libro, che tra l’altro non sono riuscita a finire di leggere. Mi ricordo, però, che, quando ero studentessa in Giappone, fra le mie amiche c’era chi aveva appreso le tecniche per piegare i vestiti e riordinare l’armadio. E che il cognome dell’autrice veniva spesso fuori quando mi facevano vedere come avevano sistemato la loro stanza. Per quanto mi riguarda, ciò che mi è rimasto impresso dalla lettura parziale del libro è la differenza fra riordino e pulizia.

Che differenza c’è fra riordino e pulizia?

Per quanto possano sembrare simili, riordinare e pulire sono due azioni con obiettivi diversi.
La Kondo spiega che il riordino si concentra sugli oggetti e la pulizia sullo sporco. Infatti, riordinare significa spostare oggetti e metterli al loro posto; pulire, invece, significa spazzare e spolverare per eliminare la sporcizia.

Un’altra differenza fra riordino e pulizia è la “battaglia” che si è chiamati a fare. Siccome le cose in casa non si accumulano naturalmente, ma perché vengono comprate e accatastate, riordinare è fare i conti con se stessi; al contrario, siccome la polvere e lo sporco si accumulano naturalmente, pulire è fare i conti con la natura.

La Kondo porta i due concetti anche in un confronto con le pratiche buddhiste. Spiega che la pulizia del tempio rientra in queste pratiche, ma il riordino no. Quando si pulisce si può svuotare la mente mentre le mani si muovono; quando si riordina, invece, bisogna pensare a cosa scartare, a cosa tenere, e dove mettere tutto ciò che si conserva. Perciò si può dire che grazie al riordino si ordina anche la mente; grazie alla pulizia la si purifica.

riordino e pulizia

Difficoltà a pulire

Quando ci si mette a pulire una stanza o l’intera casa, si possono riscontrare delle difficoltà. Questo succede perché non si è prima messo in ordine. Come per gli ambienti, si può dire lo stesso per lo spazio della mente. Se non ci si adopera a capire ciò che c’è, a fare una cernita fra cosa tenere e cosa eliminare, e a sistemare ciò che resta, prima o poi ci si sentirà sopraffatti.

Per riordinare la mente un metodo molto utile credo sia il diario, dove si può mettere per iscritto tutto ciò che passa per la testa e quindi fare ordine fra i pensieri. E poi per pulirla si può passare allo 座禅 zazen, alla meditazione seduta, per entrare in un contatto profondo con noi stessi. Lo zen ci invita a tenere sempre la mente pulita attraverso l’espressione 洗心 senshin, i cui kanji appunto significano “pulire la mente”.
Lamentele, preoccupazioni, aspettative, pregiudizi, idee fisse… tutto ciò inquina la mente, che se non viene pulita, diventa sempre più sporca, causando angoscia ed influenzando negativamente la nostra vita e quella di chi ci circonda. Con la meditazione non solo si riesce a vedere lo sporco, ma anche a lasciarlo fluire via.

Come per le pulizie della casa, che ne dite di prendere l’abitudine delle pulizie della mente?
Un po’ di diario e di meditazione possono riordinare e pulire la mente, rendendo migliore la vita.

I saluti sono promesse

“A domani”, “A presto”, “Ci vediamo”. Quante volte ci salutiamo così, con quelle che sembrano semplici parole. Ma i saluti sono promesse, 約束 yakusoku. Di un altro incontro, di un’altra chiacchierata, di passare del tempo insieme, di scegliersi ancora.

Di parole simili ne ho dette tante anch’io. A volte, ahimè per abitudine, a volte perché davvero sentite. È qualcosa che accade a tutti. Nel primo caso, a meno che non si tratti di persone con cui abbiamo a che fare ogni giorno come a scuola o al lavoro, è quasi scontato non riuscire a mantenere la parola. Nel secondo caso è più facile, eppure ci sono situazioni, come il trasferimento in un altro paese, per cui tenere fede a quanto detto diventa complicato. Penso, ad esempio, a quando ho lasciato il Giappone e alle amicizie e buone conoscenze che inevitabilmente ho dovuto lasciarmi alle spalle, senza sapere se avessi avuto modo di mantenere la parola data.

I saluti sono promesse

Tuttavia, quando c’è davvero il cuore nelle parole che pronunciamo, prima o poi si apre la strada per mantenere la parola data. Un po’ come se l’universo ci venisse incontro per darci una mano. Quest’anno, infatti, una mia amica giapponese si è trasferita in Irlanda, accorciando di molto le distanze e rendendo possibile il ritrovarsi ancora.

E così, in questi giorni di assenza dal blog e dalla pagina Instagram, ho avuto il mio piccolo Giappone in Europa. Nonostante non ci fossimo viste per anni, era tutto come un tempo: la voglia di parlare, di condividere, di creare ricordi insieme. Sono stati giorni intensi e spensierati, a loro modo frenetici e rilassati. Ci siamo lasciate con la voglia di rivederci ancora e sono sicura che succederà prima o poi. Perché i saluti sono promesse che se fatti con il cuore possono essere mantenuti.

Voi cosa ne pensate? Considerate i saluti come promesse?