Avete mai sentito parlare di kagami mochi 鏡餅? È un dolce tradizionale per Capodanno, composto da due mochi (piccoli dolci di riso) disposti uno sull’altro e con un mandarino amaro sopra. I due mochi simboleggiano l’anno passato e il nuovo anno. Ma anche la luna e il sole, yin e yang, per il loro sovrapporsi. Il mandarino detto daidai 橙 simboleggia il passare del tempo e il nome, di fatti, si può tradurre come “generazioni”, “attraverso le generazioni”. Rappresenta quindi il legame di una famiglia attraverso il passato, il presente e il futuro.
Il kagami mochi è disposto su una carta chiamata shihōbeni 四方紅. La carta, bianca con bordi rossi, è di buon auspicio per la casa, poiché rappresenta offerte al cielo, alla terra e nelle quattro direzioni per scacciare la sfortuna e pregare per la prosperità durante tutto l’anno.
Dove e quando viene esposto
Chi ama gi anime e i manga o ha vissuto in Giappone in inverno può darsi abbia visto questo dolce nei supermercati o nei konbini. Un tempo le famiglie preparavano i loro kagami mochi, ma oggigiorno vengono per lo più acquistati nei supermercati.
Il kagami mochi è spesso posto di fronte all’altare shintoista e in assenza di questo nel salone, in cucina o l’entrata principale della casa. Offrendo il kagami mochi, i toshigami porteranno fortuna nel nuovo anno. Si può esporre questo dolce a partire dal 13 dicembre. Molte persone evitano il 29 siccome il numero 9 può essere letto come “ku” che è legato al significato di sofferenza; e il 31 perché risulterebbe un preparativo dell’ultimo minuto. Il 28 dicembre, essendo il numero 8 considerato fortunato, è ritenuto particolarmente di buon auspicio.

Kagami mochi e kagami biraki
Il kagami mochi non viene mangiato subito, ma dopo il Capodanno e più precisamente l’11 gennaio in un rituale noto come kagami biraki 鏡開き. Poiché non viene consumato subito, il dolce si fa secco e più duro rispetto a un solito mochi. Per questo non può essere tagliato con un coltello. Ma vi è anche un altro motivo e cioè che tagliarlo porterebbe sfortuna. Originariamente era un rituale samurai per la buona sorte, ma parole come “tagliare” erano associate a seppuku (antico rituale suicida) e quindi di cattivo auspicio. Usare un coltello risulterebbe come recidere i legami fra le persone e quindi costituirebbe un taglio negativo. Perciò al posto di un coltello, si possono usare le mani o un martello!
Si crede che il kagami mochi contenga la polvere degli dei a cui viene offerto. Quindi toglierlo dall’esposizione per mangiarlo è un modo per pregare di ricevere il loro potere e godere di buona salute. I piccoli pezzi di mochi si possono usare in diversi piatti, come zenzai 善哉 (zuppa di fagioli rossi), ozōni お雑煮 (la zuppa tradizionale di Capodanno) o anche nei senbei (cracker di riso).
Il kagami mochi è un simbolo dell’anno che passa, di buone risoluzioni e speranze per l’anno a venire.