Oggi voglio parlarvi dell’espressione sekishu onjō 隻手音声. Questo è un kōan del monaco zen Hakuin (1686 – 1769), vissuto nella metà del periodo Edo (1603-1868). Ma cos’è un kōan?
Definizione di kōan
Un kōan è un’affermazione o una domanda paradossale, o anche un racconto, utilizzati come tecnica di meditazione per risvegliare una profonda consapevolezza. È una tecnica fondamentale della scuola Rinzai per l’addestramento dei novizi, poiché sfida l’allievo a riflettere al di là delle solite modalità di pensiero e ragionamento.
Il kōan sekishu onjō
Torniamo a sekishu onjō che Hakuin propose a un praticante. Questo può essere tradotto come: “Quando si battono entrambe le mani si produce un suono. Ma che suono si sente se batte una sola mano?”
Non si possono battere le mani con una sola mano, quindi non si produce nessun suono. Come si può allora sentire il suono di una sola mano?
Hakuin vuole portare il praticante in un mondo che va oltre il giudizio e il pensiero di ogni giorno. Per quanto possiamo sforzarci di sentire, non riusciremo a sentire niente. Per quanto ci pensiamo, non troveremo una risposta. Se restiamo bloccati nel pensiero logico, non troviamo una risposta che abbia senso. Ci sono cose che vanno oltre le parole e che non possono essere spiegate attraverso queste. Ci sono voci senza voce, voci che non possono essere colte con le orecchie, suoni senza suono. È importante scrollarci di dosso l’idea che le voci e i suoni devono essere ascoltati con le orecchie. Possiamo accoglierli, invece, con gli occhi, il naso, la pelle, tutto il corpo.

Sekishu onjō è un’esortazione a guardarci dentro e sfidare i preconcetti e gli schemi mentali convenzionali con cui cogliamo o condensiamo la realtà. Come gli altri kōan, ci invita a capire che quelli non ci offriranno una risposta, in quanto la realtà non può essere ridotta in definizioni o pensieri precisi. Ci invita a vedere la realtà così com’è e non come la mente vuole vederla e, così, ci conduce oltre risposte prefabbricate che ci tengono lontani dall’illuminazione.
Avete mai sentito sekishu onjō? Cosa ne pensate? Vi sono altri kōan che vi sono sono rimasti impressi? Se volete, fatemelo sapere nei commenti 🙂