I saluti sono promesse

“A domani”, “A presto”, “Ci vediamo”. Quante volte ci salutiamo così, con quelle che sembrano semplici parole. Ma i saluti sono promesse, 約束 yakusoku. Di un altro incontro, di un’altra chiacchierata, di passare del tempo insieme, di scegliersi ancora.

Di parole simili ne ho dette tante anch’io. A volte, ahimè per abitudine, a volte perché davvero sentite. È qualcosa che accade a tutti. Nel primo caso, a meno che non si tratti di persone con cui abbiamo a che fare ogni giorno come a scuola o al lavoro, è quasi scontato non riuscire a mantenere la parola. Nel secondo caso è più facile, eppure ci sono situazioni, come il trasferimento in un altro paese, per cui tenere fede a quanto detto diventa complicato. Penso, ad esempio, a quando ho lasciato il Giappone e alle amicizie e buone conoscenze che inevitabilmente ho dovuto lasciarmi alle spalle, senza sapere se avessi avuto modo di mantenere la parola data.

I saluti sono promesse

Tuttavia, quando c’è davvero il cuore nelle parole che pronunciamo, prima o poi si apre la strada per mantenere la parola data. Un po’ come se l’universo ci venisse incontro per darci una mano. Quest’anno, infatti, una mia amica giapponese si è trasferita in Irlanda, accorciando di molto le distanze e rendendo possibile il ritrovarsi ancora.

E così, in questi giorni di assenza dal blog e dalla pagina Instagram, ho avuto il mio piccolo Giappone in Europa. Nonostante non ci fossimo viste per anni, era tutto come un tempo: la voglia di parlare, di condividere, di creare ricordi insieme. Sono stati giorni intensi e spensierati, a loro modo frenetici e rilassati. Ci siamo lasciate con la voglia di rivederci ancora e sono sicura che succederà prima o poi. Perché i saluti sono promesse che se fatti con il cuore possono essere mantenuti.

Voi cosa ne pensate? Considerate i saluti come promesse?

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